ASCOM VITTORIO VENETO
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Effetto spiazzamento sul lavoro di alberghi, ristoratori, agricoltura

Con la ripartenza delle attività produttive per la stagione estiva da settimane albergatori, ristoratori, agricoltori, lamentano di non riuscire a trovare il personale. E puntano l’indice sull’effetto distorsivo creato sul mercato del lavoro dal reddito di cittadinanza e da altre misure di sostegno al reddito (indennizzi per l’emergenza, cig): in molti rifiutano un posto di lavoro, temendo di perdere queste forme di sostegno, e preferiscono piuttosto cumulare l’assegno (la media di importo a maggio per i percettori del Rdc è di 583 euro) con un impiego “sommerso”, cioè in nero. Da una rapida indagine svolta tra i pubblici esercizi, emerge un quadro piuttosto omogeneo, da Nord a Sud: in Sicilia è difficile trovare camerieri, bagnini, aiuto cuochi. In Puglia e Veneto i più richiesti sono camerieri e aiuto cuochi. Piuttosto «drammatica» la situazione in Emilia Romagna per la ricerca di camerieri, cuochi e direttori di sala nella stagione estiva. In Toscana si cercano soprattutto camerieri e direttori di sala. In Piemonte, Liguria e Lombardia: camerieri e aiuto cuochi. Nel Lazio camerieri e cuochi. «Non discuto la giusta finalità del reddito di cittadinanza di dare un supporto alle persone in difficoltà - spiega il Dg di Fipe, Roberto Calugi -. Il problema è che nel nostro, come negli altri settori, le offerte di lavoro non passano per i centri per l’impiego. Spesso all’offerta di un regolare contratto ci si sente rispondere di “no”, perché si preferisce ricevere il Rdc o forme di integrazione salariale da cumulare con il lavoro nero. Serve una profonda revisione delle politiche attive per migliorare l’incrocio tra domanda e offerta di lavoro. Chi riceve un’offerta di lavoro va tracciato, altrimenti il Rdc diventa una forma di assistenzialismo cronico». I sindacati chiamano in causa i bassi stipendi offerti dai datori di lavoro, ma i rifiuti avvengono spesso a fronte di retribuzioni contrattuali. Un emendamento al Dl sostegni Bis di Valentina D’Orso (M5S) che prevedeva l’obbligo per i percettori del reddito di cittadinanza di accettare un lavoro stagionale entro i 100 km di residenza, pena la perdita del beneficio, con un’integrazione Inps per le basse retribuzioni. L’emendamento è stato poi cassato. La difficoltà di reperire stagionali si registra da prima dell’avvio del reddito di cittadinanza che ha amplificato il fenomeno, anche per la carenza di controlli. Il problema risiede nei “paletti” introdotti per i percettori delle diverse forme di sussidio. Andrea Garnero, economista Ocse, ha rilanciato la proposta di superare il divieto di cumulo additivo tra cig e retribuzione offrendo ai lavoratori in cig la possibilità di aderire a piani di riqualificazione, garantendo loro, mentre lavorano presso un altro datore di lavoro, il mantenimento almeno parziale della cassa integrazione. «Vi è un vizio d’origine nel Rdc - sostiene Alessandro Ramazza, presidente Assolavoro -, ovvero la mancata distinzione di due finalità. Il sostegno economico per chi vive condizioni di difficoltà è sacrosanto. Altro è un percorso che conduca al lavoro o riconduca a un’occupazione. Occorre recuperare il ritardo accumulato negli ultimi anni e intervenire tempestivamente con politiche attive capaci di creare il miglior matching tra domanda e offerta di lavoro, attraverso servizi integrati ed efficienti e una formazione mirata e senza sprechi».

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